domenica 5 gennaio 2014

ANNO V NUMERO V



SOMMARIO


Idolina Landolfi Nulla significare, nulla dire. Le raccolte poetiche landolfiane

Mario Nicolao L’orrore del sole

Jean-Christophe Bailly L’altro dell’uomo faber o i figli di Bartleby

Mario Richter Profilo di Apollinaire

Flavio Ermini Mutevole è la vita

Anna Isabella Squarzina Nota introduttiva a “Poetiche della nostalgia”

Jean Starobinski Poetiche della nostalgia

Richard Burns Un poco più lontano

Philippe Lacoue-Labarthe Frase IX (Una trascrizione)

Laura Erber Mondrian by night

Olivier Kervern Lettera

Aldo Buzzi La frittata

Aldo Buzzi [Hans Ulrich Obrist e Fabrizio Gallanti] Frammenti da una conversazione

Klaus Ramka Impressione

I poeti della Gru

Emiliano Michelini La circolazione del sangue

Davide Nota Poesie

Gianni D’Elia Una lettera per Nota


224 pagine

chorus@nicolao.org



NOTA INTRODUTTIVA

C’è stato un momento, forse a metà degli anni Sessanta, in cui Tommaso Landolfi, questo autore eccentrico, anomalo rispetto alle idee dominanti della letteratura italiana dell’epoca, venne riconosciuto per quello che era: uno dei pochi, grandi scrittori del Novecento, uno dei maggiori, un “maestro silenzioso”. Da allora la sua fama “sotterranea” non ha smesso di crescere, ma non in Italia. Altri galli (spiumati) hanno cantato nella penisola. E altri galletti si sono fatti avanti, anzi, indietro. Così la fama di Landolfi è affidata alle enciclopedie o alle traduzioni e agli studi in altre lingue. Invano la figlia Idolina, che ha dedicato la sua vita all’opera paterna, e incontra sempre maggiori difficoltà nel riproporla, tenta di ripubblicare i suoi testi più difficili, più “inattuali”. Per esempio i due volumi di versi, “Viola di morte” e “Il tradimento”, non trovano editore che li ristampi, nonostante in essi la poesia tocchi profondità mai raggiunte, giunga addirittura a mettere in questione la sua stessa sopravvivenza.
Quest’anno ricorre il centenario della nascita dello scrittore di Pico e Chorus intende celebrarla. Ricordiamo che questa rivista è nata dall’idea, comune a Roger Laporte, Cesare Galimberti e pochi altri, che da tempo “la letteratura sia entrata in clandestinità”. Non crediamo che a Landolfi sarebbe spiaciuta questa definizione di “scrittore clandestino”, così come certo non spiacerà ad Aldo Buzzi, altro scrittore per pochi ma buoni, di cui pubblichiamo un inedito “gastronomico”, “La frittata”, seguito dagli estratti di una videointervista allo stesso Buzzi di Hans Ulrich Obrist (con l’appoggio dell’architetto Fabrizio Gallanti) che ci piace per la libertà e il rigore con i quali lo scrittore risponde a tono alle domande dei suoi interlocutori.
Jean Christophe Bailly ci illumina con un saggio fondamentale, tradotto per la prima volta in Italiano, su come si possa immaginare un ritorno diverso al fare che si situi “fuori dal fiume del lavoro”.
Intanto Mario Richter apre un varco nell’opera di Apollinaire, seguendone gli itinerari e chiarendone la funzione nel contesto culturale dei primi due “fondamentali decenni del Novecento”.
Grazie all'interessamento, al prezioso aiuto, e all’impeccabile e insostituibile lavoro scientifico di Anna Isabella Squarzina che qui lo introduce, ospitiamo in questo nostro quinto numero un saggio inedito in Italia dello studioso Jean Starobinski: Poetiche della nostalgia.
Come conoscere il proprio tempo? Come sondarne le forze? Come riscoprire l’azione intensa e spesso invisibile che respira del piacere di condividere le cose?
Tanti testi in questo numero di Chorus, molti di giovani autori, tutti ricominciano senza posa il gesto del pensare; attraverso temi pieni di dignità, talvolta distinti, eppure convergenti nel rispetto delle differenze, tutti con un’inaspettata e sperata vena mantengono vivo l’auspicio di chi nella scrittura non ha mai cessato, nel modo più commovente e necessario, di immaginare cambiamento ed eredità.